Piu’ che usare l’inno nazionale ‘distorto’ per fare pubblicita’, ”bisognerebbe fare pubblicita’ all’inno nazionale”. Pasquale Viespoli commenta cosi’ all’Adnkronos la pubblicita’ di ‘Calzedonia’ che con ‘Sorelle d’Italia’ usa l’inno di Mameli declinato al femminile. ”Credo che sia meglio lasciare l’inno nazionale agli ambiti istituzionali e non usarlo per fini pubblicitari”, sottolinea il sottosegretario al Lavoro. Più duro il coordinatore provinciale milanese del Pdl Romano La Russa: “Calzedonia sospenda immediatamente la messa in onda di quella pubblicita’ infame, altrimenti inviteremo i cittadini a denunciare l’autore dello spot e il responsabile dell’Authority per mancata vigilanza”. “Non si puo’ svilire l’inno di Mameli per vendere delle volgarissime calze – continua La Russa – e’ uno scempio assistere all’inno di Mameli utilizzato in una pubblicita’ per la vendita di calzamaglia da donna”. “Dopo l’attentato di ieri a Milano – continua La Russa – tornare a casa ancora scossi e preoccupati per quanto e’ successo e vedere in televisione quello spot e’ come essere umiliati e offesi una seconda volta. Oggi piu’ che mai e’ necessario ritrovare l’orgoglio e il rispetto dell’essere italiani, di appartenere ad una nazione e ad una cultura che vanno difese. L’inno nazionale e’ un simbolo di questa unita’, dell’italianita’, rappresenta il sacrificio di tanti italiani, uomini e donne che si sono immolati per la Patria. Lo si canta con gioia in occasione di eventi sportivi e con profonda tristezza quando accompagna i nostri militari caduti per la pace”. ”Invito l’Authority delle Telecomunicazioni – conclude La Russa – a far rispettare la legge e ritirare lo spot che insulta l’inno, che insieme alla nostra Costituzione e alla bandiera e’ un emblema dello Stato”. Non è d’accordo però il fotografo Oliviero Toscani: “L’idea e’ divertente, ma bisognerebbe vedere la realizzazione, ed io non guardo la televisione per principio”.
Chi ha ragione?

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