Giustizia, Alfano:con ddl prescritto l’1% dei processi pendenti

19 11 2009

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha detto oggi che, secondo una prima stima, la percentuale dei processi destinati alla prescrizione in conseguenza del ddl sul processo breve si può collocare “nell’intorno dell’1% del totale dei processi penali pendenti oggi in Italia”.

“Senza pretese di definitività e assolutezza si può stimare che all’esito delle concrete modalità di applicazione dell’istituto della prescrizione del processo (…) i procedimenti che si prescriveranno saranno contenuti in una percentuale collocata nell’intorno dell’1% del totale dei processi penali pendenti oggi in Italia”, ha detto oggi il Guardasigilli rispondendo al Question time alla Camera.

Il centrodestra ha presentato al Senato un contestato ddl che impone di terminare i processi di primo grado in due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm e, considerando tutti i gradi di giudizio, in sei anni.

Sia pure con alcune eccezioni sui reati, la tagliola si applicherebbe ai processi in corso di primo grado, compresi i due che vedono imputato il premier Silvio Berlusconi davanti al tribunale di Milano e che pertanto finirebbero prima della sentenza.

Alfano oggi ha parlato anche di un impatto “molto meno traumatico” rispetto a quello da più parti “forse troppo enfaticamente, certamente in modo intempestivo, ipotizzato”.

Secondo i dati forniti dal Guardasigilli, nell’ultimo quinquennio – dal 2004 al 2008 – il sistema penale italiano ha bruciato a causa della prescrizione 850.000 procedimenti, con media di circa 170.000 procedimenti penali all’anno.

“La giustizia penale è costata nel 2008 1 miliardo 640.000 euro e dai questi dati si ricava che il processo penale attualmente vigente sperpera oltre 80 milioni di euro l’anno di risorse dei contribuenti per girare a vuoto, per fare processi che si prescrivono, che non portano a nulla né a un’assoluzione né a una condanna”, ha detto ancora Alfano.

Il disegno di legge ha provocato le critiche dell’Anm, dell’opposizione e anche di alcuni esponenti della maggioranza, dopo che un gruppo di deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini ha criticato l’inclusione dell’immigrazione clandestina tra i reati per cui non valgono i processi brevi.








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