Il Governo vara la riforma della secondaria

4 02 2010

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma dell’istruzione secondaria superiore, che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico per le prime classi e che prevede sei licei, incluso quello musicale, più ore di matematica e lingue straniere e una maggiore autonomia delle scuole.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma dell’istruzione secondaria superiore, che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico per le prime classi e che prevede sei licei, incluso quello musicale, più ore di matematica e lingue straniere e una maggiore autonomia delle scuole.

Una riforma “globale”, l’ha definita il presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri.
“La scuola superiore necessitava di una riforma perché sforna ragazzi che non avendo accesso all’Università si immettono nel mondo del lavoro”, ha detto Berlusconi.
Secondo il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, si tratta di un intervento “epocale”, che non ha “impronta ideologica” e che privilegia la qualità alla quantità. Ma la riforma ha suscitato le critiche delle organizzazioni studentesche e di organizzazioni sindacali.
“La riforma è fatta per fare cassa, proprio su questo punto il ministro tenta una difesa che non ha argomentazioni: il riordino della scuola secondaria è figlio prima di tutto dell’esigenza di risparmiare sulla scuola pubblica”, scrive in una nota la “Rete degli studenti”, che annuncia una giornata di mobilitazione il 20 febbraio.
La riforma supera l’impianto della legge Gentile del 1923 e, rispetto al vecchio sistema che prevedeva il liceo classico, artistico e scientifico oltre al magistrale quadriennale e a percorsi sperimentali linguistici, introduce anche un liceo musicale e coreutico e un liceo delle scienze umane.
I Cobas hanno già proclamato uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma il 12 marzo contro le iniziative del governo per la scuola.
“Si cancellano o si immiseriscono materie importanti di studio, si tagliano ore di insegnamento cruciali (in media 4 ore settimanali in meno), si sopprimono laboratori e esperienze pratiche professionalizzanti, si cacciano decine di migliaia di precari, eliminandone il posto di lavoro, soltanto in nome del Dio Risparmio”, ha detto il portavoce dei Cobas Piero Bernocchi in una nota.
“NON PIU’ ISTRUZIONE DI SERIE B”
Tra le altre novità, nel liceo classico l’insegnamento della lingua straniera sarà esteso a tutti i cinque anni e vi saranno più ore di scienze e matematica mentre nel linguistico l’insegnamento di tre lingue straniere partirà sin dal primo anno e dal terzo anno fino a due materie saranno gradualmente impartite in lingua straniera.
Il liceo delle scienze umane prevede la presenza di materie giuridiche ed economiche. Più spazio anche al latino, obbligatorio nei licei classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane, mentre facoltativo negli altri licei.
Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel quinto anno, salvo alcune eccezioni nel liceo classico (31 ore negli ultimi tre anni per rafforzare la lingua straniera), nell’artistico (fino a 35 ore) e nel musicale e coreutico (fino a 32 per materie pratiche ed esercitazioni).
Per quanto riguarda gli istituti tecnici, circa 1.800 in Italia con complessivamente 863.000 alunni, dagli attuali 10 settori si passerà a due settori: economico e tecnologico.
L’orario settimanale prevedrà 32 ore di lezione, al contrario delle attuali 36 che hanno però una durata di 50 minuti.
La riforma sancisce la centralità delle attività di laboratorio e, relativamente agli indirizzi del settore tecnologico, la presenza di insegnanti tecnico-pratici nella misura oraria crescente dal primo al quinto anno.
Incrementate poi le ore di inglese e introdotto l’insegnamento di scienze integrate (scienze della terra e biologia, chimica, fisica).
Secondo il ministro Gelmini, con la riforma per la prima volta l’istruzione tecnica smette di essere “di serie B”.
Per quanto riguarda infine gli istituti professionali si passa dagli attuali cinque settori e 27 indirizzi a due macrosettori, con complessivamente sei indirizzi.
La riforma prevede poi un potenziamento delle attività di didattica laboratoriale e di stage e tirocini.
Fonte: www.reuters.it








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