
Lo IAP lo ha giudicato contrario all’articolo 10 del Codice di Autodisciplina, ritenendolo offensivo della dignità della persona.
Lorenzo Guarnera, che ha curato la creatività della campagna, si dice esterrefatto dalla sentenza, perchè il messaggio è stato considerato oltraggioso non per la questione della razza ( «come avremmo potuto temere», ammette onestamente), ma per il ruolo ricoperto dalla donna.
Che, afferma il Comitato di Controllo, viene ridotta a oggetto.
Nelle motivazioni si legge: “…le due donne vengono accostate ed assimilate ai due prodotti pubblicizzati, diventando esse stesse merce da esporre in pubblicità. Non vi è chi non veda infatti che diversi elementi
del messaggio concorrono a determinare tale lettura: il gioco di parole “bianca o abbronzata” si rivolge
inevitabilmente alle due donne, come del resto inequivocabilmente il claim “scamorze di razza (…)”.
A questo punto, qualche domanda sorge.
- Questa pubblicità è davvero tanto più irrispettosa in confronto al panorama italiano dell’advertising?
- Sarebbe stato diverso se ci fossero stati due uomini al posto delle ragazze?
A voi la parola.

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